Una partenza inattesa.

Al cuore del suo sessantesimo compleanno Anna espirò a fondo per le candeline,
inspirò profondo per contenere l’Emozione,
si congedò in silenzio per una partenza inattesa.

      Anna partì per tornare ai luoghi dell’infanzia: per ritrovarsi bambina a millesettecento metri di quota, là dove la montagna inizia a farsi alta.
Alta: Anna ricorda lo dicessero anche di lei giù in paese, quando non aveva ancora cinque anni ma (per i pochi abitanti d’una vallata quasi deserta) era già diventata grande.
Su quelle cime, scegliendo vie apparentemente casuali, Anna si divertiva ad esplorare il mondo: così faceva in autonomia, con la spensieratezza d’una bambina sicura di ritrovare sempre i genitori non appena voltato lo sguardo.
Affiancata dalla loro mai soffocante presenza, Anna aveva potuto vivere a pieno il netto di tutte le esperienze possibili alleggerite dall’inutile tara di irrazionali paure: così si era formata, ove le pinete hanno aromi più pungenti degli aghi con cui proteggono la verginità dei pendii.
Ove le pinete hanno aromi più pungenti degli aghi con cui i piccoli piedi della giovane Anna danzavano e giocavano, crescevano ed apprendevano: sognavano e mai si pungevano, mossi solo dai lenti movimenti armoniosi di chi anche nel sonno incubi non ha.

      Proseguì Anna, guidata nel suo viaggio indefinito da venti su cui non aveva controllo: proseguì fiduciosa, toccando nuovamente terra sulle colline in cui, ventenne, aveva lasciato gli ultimi spasmi violenti di un’adolescenza in dissolvenza a riposare.
Anna toccò terra e lasciò i piedi nel morbido terreno a sprofondare: gli stessi piedi che, fino a poco fa, erano occupati con gli aghi di pino a giocare.
Toccò terra e nella terra i piedi sprofondò, come se in quella terra avesse dovuto crescere e radicare.
Ad occhi chiusi, Anna inspirò: la brezza, al tramonto, aveva lo stesso profumo di allora (era l’aroma intenso di un’Estate che, anche al cuore di Agosto, aveva ancora molto da dire).
Anna espirò, aprendo gli occhi alla vibrante intensità dei gialli girasoli, la stessa vibrante intensità che con la sua adolescenza fiorì.
Così quei girasoli avevano atteso che Anna tornasse, con i loro colori intensi ed i loro robusti fusti eretti: così, come adolescenti fieri e caparbi, ancora ostinati a mostrar le spalle al Sole.
Erano nati con la bellezza di un’Anna adolescente e tale bellezza avevano atteso tornare, conservando nel frattempo la loro.
A dispetto del Tempo.
A dispetto del Tempo e del pensare comune,
mostrando sempre le spalle al Sole.

      Salì ancora in barca Anna, su quest’accogliente barca senza timone: lasciò i pensieri tra i flutti e, nella quiete a seguire, approdò tra gli scogli d’una spiaggia familiare.
Giunse a riva Anna, con l’eleganza dei suoi piedi a lasciar il terreno dei girasoli tra le onde ormai calme del mare la sera.
A lasciar gli aghi dei pini nel terreno dei girasoli nelle onde ormai calme del mare la sera.
Su quella spiaggia Anna percorse tutti i suoi trent’anni e negli scogli di quella spiaggia lasciò stratificare le nervature di potenzialità che seppe con il Tempo risvegliare: diventò donna, senza uomo alcuno.
Giunse così l’età adulta ed Anna, provando a dirigere i primi consapevoli passi, osservò l’alternarsi delle maree farsi imprevedibile: testardo ed imprevedibile, come i girasoli in collina.
Nella bizzarria di quei flutti vinse con coraggio le sue paure affidandosi con distensione alle correnti: fu un processo lento, lento ed armonioso, come l’eleganza con cui la medusa nelle stesse correnti i filamenti distende.
Tra le alte onde, nel mare profondo, diluì Anna le ansie adulte: lontana dalla spiaggia d’approdo, là dove la burrasca toglie agli occhi la vista senza privare d’ossigeno i polmoni, tornò Anna a respirare.
Che poi, anche ad occhi chiusi, aveva l’aroma pungente delle pinete a darle conforto.
Il giallo vibrante dei girasoli a scaldarle il cuore.

Il mare, poi, la riporterà a riva.

Smorzando il suo ruggito, il mare la consegnerà a lidi nuovi, ove pinete, spiagge e colline convivranno in armonia.
Spazi nuovi, ove pinete, spiagge e colline in armonia muteranno le une nelle altre: lentamente, come distende la medusa i tentacoli.
Lentamente, come fluttua e muta densa la lava in quelle lampade colorate di sessant’anni fa.

Al cuore del suo sessantesimo compleanno, Anna partì.

 


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