Confluenza.

Per gli inverni che abbiamo attraversato:
quelli di cui nel racconto teniamo vivo il ricordo,
quelli che fingiamo d’aver dimenticato.

Per quei minuti in cui,
d’ilarità ebbri,
ci siamo abbandonati al correre con gambe più veloci delle nostre stesse risa.

Per i silenzi che nessun arpeggio avrebbe saputo virtuosamente riempire:
non c’erano corde così coraggiose da vibrare, lì.
Non c’era colonna sonora, per quei fotogrammi in mute.

Per le gioie condivise, che insieme hanno sollevato il greve e grigio menhir della paura spostandolo di qualche miglio più in là:
gettandolo qualche anno più in là, senza per quel gesto richieder approvazione alcuna.

Per l’accoglienza dei bisogni, che della crescita è sostegno.
Per l’amorevole e vicendevole sostegno, che della crescita è coadiuvante.
(E la crescita, seguendo i suoi tempi, finirà a tender sempre verso l’alto).

Per le rinascite partecipate che,
forti della loro intensità,
han saputo sconfiggere anche la morte stessa.
(Che riposi in pace!).

Perché i miei passi, nel loro esser liberi, vanno là ove sanno tu possa seguirli.
Perché così han fatto, con me, anche i tuoi.

“Somewhere you can follow.
Somewhere you can follow.”

Crediti per il video qui sopra: Artista “Manes” – Brano “Young Skeleton” (Compositori: Tor-helge Skei ©)

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