Bussole fedeli.

Vetri scheggiati, in case dai mattoni esposti come denti d’un ghigno che paura più non fa.
Case da cui l’intonaco se ne è andato da tempo, portando con sé la voglia di ricostruire: al suo posto una stanca e pigra accettazione, una vacua e sterile finzione.
Sono case che strenuamente s’arrampicano sui declivi scoscesi di queste colline polverose: case che, se solo potessero, si lascerebbero andare all’abbraccio impertinente d’una gravità persistente.

Ma qualcuno ancora vi abita, tra queste mura di mattoni che non dovrebbero essere a vista: mattoni ormai friabili, affogati nell’umidità estiva come affogano i biscotti d’una distrazione a colazione.

Qualcuno ancora vi abita: nell’aia di un cascinale, un’anziana signora sovrappeso mette a dura prova la resistenza di quattro esili gambe di plastica.
Tra le mani un ghiacciolo al limone, bianco come i suoi capelli: dal primo gocciolano al suolo zucchero e aromi, dai secondi i ricordi di quel tempo lontano, quel tempo in cui ancora la sua Vita nient’altro era che terreno fertile per sogni.

Qualcuno ancora vi abita: c’è chi ha saputo mentire per metter da parte quattro soldi, per poi metter quei quattro soldi in un’auto ricca d’apparenza e povera di spirito.
Un’auto di rappresentanza, insomma: letteralmente.
Il pomello del cambio di quell’auto di rappresentanza a contenere il cuore di sua moglie: da anni ormai non batte più.
Un freddo ornamento per un lusso gelido, che della Vita non sa più.

Qualcuno ancora vi abita, tra solitudini che a quarant’anni si fan più difficili da colmare: pensare che a sedici anni sarebbe bastato uno smartphone (ma avercelo avuto uno smartphone, a sedici anni: si sarebbe potuti essere adolescenti al momento giusto, anziché trovarsi adulti a rincorrer il sogno capzioso d’una vita virtuale, irreale).
Eppure basterebbe una notifica, una notifica sola, a scacciare i più grigi pensieri: una notifica sola, a regalare l’illusione che la solitudine sia essa stessa un’illusione.

Vetri scheggiati, in case dai mattoni esposti come denti d’un ghigno che paura più non fa: in alcune di queste, ma vanno ricercate con pazienza ed attenzione, amorevoli cuori benevolenti pulsano ancora.
Amorevoli cuori benevolenti pulsano ancora: preziosi quanto rari sono questi che, ai miei passi, danno ritmo e direzione.
Come rare bussole preziose, nascoste tra casolari nascosti tra le colline, sono questi che al mio cammino danno senso e motivazione.
Amorevoli cuori benevolenti: tutto è il resto è inganno, è apparenza.
É sterile finzione.

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