Il peso specifico della Cellulosa.

Una folata di vento, in quest’autunno sfuggente: una folata di vento per mettere ali alle pagine di calendari che non si trattengono mai a sufficienza.
S’accartoccia la cellulosa, lieve si lascia sollevare dai rèfoli d’una brezza che ha viaggiato attraverso le stagioni e che, ora, di quelle stesse stagioni si vuole avidamente riappropriare: si divincolano i mesi, come farfalle vogliose di librarsi al di sopra di bozzoli che più non hanno ragion d’esser.
Si divincolano i mesi, fuggono via veloci: si fanno piccoli in lontananza, come palloncini lasciati qualche istante di troppo tra le mani d’infanti disattenti.

S’accartocciano e volano via inesorabili, i fogli dei nostri calendari: danzano con le foglie dell’autunno, con i fiocchi di neve dell’inverno, con i pollini della primavera.
Danzano e si librano leggiadri i mesi del nostro vivere, innalzandosi al di sopra delle stagioni: ancora scompaiono lontani, in dissolvenza, nella fugace spensieratezza dell’estate.

Restano i profumi dell’adolescenza e riecheggiano degli adolescenti le chiassose risate: a grandi morsi e con ingordigia divorano le prime libertà di un’esistenza ancora irresponsabile.
Si sfalderanno presto le loro amicizie: come le pagine dei nostri calendari si svincoleranno le une dalle altre per disegnare nell’etere traiettorie sfuggenti.
Immutata resta l’intenzione di fermare l’intangibile sentire del presente: un fotogramma che ancora si possa stampare, in quest’era digitale.
Una fotografia, una pagina di un libro, una traccia tangibile: la nostra poetica, inchiostro su cellulosa per dirci che abbiamo vissuto, che abbiamo preso parte ai giochi, che ci siamo innamorati e che ne abbiamo sofferto.
Il nostro soffio vitale, impresso su un supporto materiale, a dirci che abbiamo saputo crescere e compiere scelte: che abbiamo saputo gioirne e che abbiamo saputo volerci particolarmente bene, quando serviva smorzare il rimorso.
Il nostro soffio vitale: che non si confonda con quell’effimera brezza che continua a render obsoleti i nostri calendari, voltandone le pagine sempre troppo in fretta.
La nostra poetica: un’impressione che resti, al di là di tutto.
Un’impressione che resti, che impregni la cellulosa rendendola troppo pesante per farsi trasportare dall’incoscienza dei venti, dei mesi, delle stagioni.
La nostra poetica: un’impressione che resti, al di là del Tempo.

“The sun is far away: it goes in circles.
It is burning, into the thin air.”

In corsivo, citazione dal brano “Eos” degli Ulver – (Jørn H. Sværen, Kristoffer Rygg& Tore Ylwizaker)

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