Il dinamismo dell’equilibrio.

Is this fake, all you need?

C’è una stanza speciale che nessuno conosce, tranne te: un luogo incantato in cui, con imperturbabile quiete, pianifico da anni una partenza che si fa vicina.
C’è un letto, al centro di questa stanza: è così basso e largo che pare volersi radicare, con inamovibile stabilità, fin nel profondo della Terra.
Sull’accoglienza del letto, elegantemente ripiegati, i morbidi vestiti scelti per il viaggio: sono disposti con ordine, come fossero coordinate precise tra gli assi di Cartesio.
Come fossero figurine dei calciatori: di quelle introvabili, di quelle che i bambini amano ammirare con religiosità senza mai trovar il coraggio di incollarle sull’album.

Al centro del letto che è al centro della stanza, tra l’ordinata disposizione dei vestiti, uno spazio è rimasto vuoto.
Tra gli assi di Cartesio, in quel punto, qualcosa non ha funzionato: è l’incompletezza della logica matematica.
È la tensione insita già nel bambino, quando si fa cosciente che di tutto l’album manchi proprio solo quella figurina lì.

Lì, in quello spazio fino a poco fa vacuo, ho poggiato la foto di quel Monte a noi caro: vi è raffigurata una vegetazione viva, rigogliosa, che con Amore lascia spazio alla Luce che viene dall’Alto.
Nella foto ancora non si vede, ma ci siamo anche io e te: siamo piccoli, ci siamo fatti piccoli, di fronte alla grandezza dell’Universo.
Piccoli, in un’Energia così grande.

Ora, in questa stanza così speciale, avverto la tua presenza alle mie spalle: sei in piedi sulla soglia della porta, un paio di metri dietro me.
In padmasana sul pavimento, mi sento piccolo dinnanzi alla tua statura eretta.

My voice, its subtlety

Con calma e flebile voce ti parlo del viaggio, di come manchino praticamente solo più i biglietti aerei, nell’esaurirsi di un’attesa che ha maturato i tempi.
Di fronte alle emozioni di una partenza e citando parole non mie, ti chiedo di ignorare il diritto alla paura: siamo legati a ciò che sogniamo.

Ignore the right to fear
You’re bound by what you dream

Fuori è notte di Luna piena: dalla finestra socchiusa filtra in stanza una fresca brezza ristoratrice, una luce fioca a sufficienza da permetterti di prender parola.

The light is weak enough
To let you speak
(Come closer, I am here)

Ti fai vicina, un passo ancora: fiore di loto anche tu, alle mie spalle.
Le tue gambe così ripiegate poggiano sulla mia schiena eretta: le tue ginocchia a lambire i miei fianchi.
Le tue labbra, vicine ora al mio viso, mi dicono che è giunto il Tempo di “liberare quei meccanismi inconsci che hanno condizionato il nostro vissuto finora, spesso utilizzati in modo automatico come maschere, come scudi protettivi di quelle ferite troppo dolorose da guardare direttamente”.

Ti ascolto, socchiudendo gli occhi: poggiando le mani una sull’altra, centrandole sul Cuore.

Come closer, I am here
Come closer, I am here
Come closer, I am here

C’è un Simbolo, appeso al muro in questa stanza speciale, che risplende ora d’una Luce intensa: è il dono che portasti con te al nostro primo incontro e pare ora più luminoso della candida pienezza del Satellite.

È il dono che portasti con te al nostro primo incontro, e ci accompagnerà per chissà quanti altri incontri ancora.
Per chissà quanti altri viaggi ancora ci accompagnerà.
Per chissà quanti altri viaggi ancora ci accompagneremo.

Just trust my eyes, you’ll see

In inglese, citazioni da “Satellite” dei Votum (Compositori: bart sobieraj / adam kaczmarek / adam łukaszek / bart turkowski / piotr lniany / zbigniew szatkowski)
Photo credits: Sachi Shiomi 

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