Clessidre dal flusso variabile.

1.   2.   3.   4.

1.
Giulia ha una decina d’anni: una decina d’anni ed un diario rosso in cui, con la sua grafia ancora incerta, inizia a tener traccia dello scorrer del Tempo.
Si diverte Giulia, dando alle sue impressioni la forma di appunti colorati: sono queste le lancette con cui misura il Tempo, ricomponendo memorie come tessere d’un mosaico che (sulle pagine del suo diario) ha cromie sempre più vive ed intense della realtà che si propone di celebrare.
Scrive, Giulia: con le sue grandi matite colorate, nel suo piccolo diario rosso, Giulia lascia segni tangibili del Tempo che passa.
Lo fa forse per potersi sentire cresciuta, quando le pagine scritte bilanceranno quelle ancora da riempire: per gioire, quando con l’intuizione userà i colori giusti per fotografare un’emozione, gli aggettivi adatti per vestire un ricordo.
O, più semplicemente, Giulia scrive per riordinare il Tempo: sezionandolo in articoli sul suo diario avrà la sensazione di poterlo gestire e ricomporre, oltre che misurare.
Di comandarlo a suo piacimento, come si gioca con le bambole.

2.
Elisa ha quasi diciott’anni: a fatica riesce a scorgere il futuro e, a dirla tutta, pare non le interessi poi così tanto.
Elisa preferisce mordere il presente come fosse un chewing-gum dal gusto a sorpresa, con la spensieratezza di chi sa d’aver ancora tutte le porte aperte e tutto il Tempo di questo mondo per varcarne le innumerevoli soglie: senza rischio alcuno, nel miglior effetto collaterale dell’incoscienza.
Se all’orizzonte dovessero palesarsi grigi pensieri, Elisa risponderebbe che quell’orizzonte è troppo lontano per nuocerle o, forse, dipingerebbe lo stesso orizzonte come sipario multicolore da lasciar scendere sulla grigia inquietudine.
Elisa vive sospesa in ogni singola esperienza, avvolta in un presente che, inglobandola, la protegge da qualsiasi ripensamento od ansia.
Un presente disegnato a labirinto: un luogo in cui ci si può sentir protetti e non vi è Tempo per la noia, uno spazio così grande da sembrar infinito, da precluder lo sguardo su passato e futuro.
Un presente in cui sono tante le possibilità di svolta quante le probabilità di perdersi: ma Elisa questo ancora non lo sa poiché per lei esistono solo opportunità e scoperte, non rischi o cadute.
Se si dovesse ferire, Elisa non lo farà che superficialmente.
Se si dovesse ferire Elisa avrà canzoni per cerotti e, scorrendo questa sua personale raccolta, si potrà quasi intuire la strada fin qui percorsa: un tracciato tortuoso, segnato da una colonna sonora disomogenea ed imprevedibile.
Un tracciato con poca memoria, in cui una canzone muore senza risonanze, senza ecografie che anticipino la prossima.
Un percorso in cui è la musica a guidare: come se non servissero navigatori, poiché si viaggia per condividere un’esperienza più che per raggiunger una meta.
Come se non servissero orologi, poiché senza meta non v’è neanche un Tempo stimato di arrivo.
Non v’è un Tempo, al di là di questo presente.

3.
Sara s’avvicina ai quarant’anni: ha quasi quarant’anni e vorrebbe dimenticarsene.
Sara non festeggia più i suoi compleanni da quando non è più sua madre ad organizzarglieli ed il Tempo lo scandisce partecipando a matrimoni: di amici o parenti, di amori perduti o non corrisposti.
Conta i mesi riguardandosi negli scatti di nozze altrui, senza più chiedersi se mai si celebreranno le sue: se ciò avverrà, dovrà solo trovare nuovi modi per scandire il Tempo.
Sara effettua bilanci sottraendo all’età degli sposi la sua, neutralizzando risultati dal segno negativo con il più efficace dei tamponi: Sara contrasta l’avanzare del Tempo regalandosi Tempo per sé.
Diluisce gli impegni e, tra un invito ad un matrimonio ed il successivo, gode del piacere di ritagli che si fanno sempre più grandi, a comporre un collage che fine non ha.
Sono ritagli di Tempo, spazi di Tempo, spazi nel Tempo: sono dolci pensieri che Sara si concede e, tra gli ingredienti, non contengono sensi di colpa.
Sono come i confetti ad un matrimonio, ma non hanno data di scadenza.

4.
Se chiedi a Sandro quanti anni lui abbia, ti risponde ormai settanta con la leggerezza di chi se ne senta ancora trenta: Sandro ha infatti tanti racconti da condividere ma ancor più sogni a cui dar forma.
Ha uno spesso quaderno con le pagine ingiallite, di quelli che si facevano un Tempo e che del Tempo resistono alle ingiurie: Sandro pesa gli anni scrivendo, intrecciando i suoi scritti con un laccio di cuoio dai nodi ben saldi.
Dai nodi saldi, stretti e duraturi, come le relazioni d’un Tempo.
Delle profondità del vivere scrive Sandro quotidianamente, usando la poesia per farsi più leggero: per osservare tali profondità da prospettive più alte, quasi riuscisse a sorvolarle.
Ha un quaderno che si è fatto grande e pesante: tanto grande e pesante quanto lieve e senza peso è il suo scrivere, quanto leggiadro è il suo abbandonarsi alla Vita.
Quando non scrive, Sandro suona: con l’acustica omaggia i Beatles e, mentre la sua voce s’intreccia agli arpeggi di Strawberry fields, d’anni gliene daresti solo venti.
Pare abbia ben inteso il messaggio di cui canta: Sandro, che giù in quei campi di fragole rimase una Vita intera, raccogliendone e conservandone i rossi frutti maturi tra le pagine ingiallite del suo quaderno.

Sandro, una fodera in pelle vissuta ed un’instancabile stilografica da cui mai si separerà (come fosse sua moglie, come le relazioni d’un Tempo).

Giulia, quadretti grandi e grandi matite colorate con cui gestire un’immaginazione che cresce più di quanto non facciano le sue piccole mani, veloci sulle pagine del diario per far sì che i pensieri non le superino.

Elisa, un quotidiano di desideri dipinti con smalto multicolore, come unghie ben curate nel cuore dell’Estate: desideri che a volte esplodono come chewing-gum in cui si soffino troppe speranze, ma l’esplosione è microscopica e non lascia tracce persistenti.

Sara, sogni infranti che sanno comunque far compagnia, a volte più che non gli invitati ad un matrimonio.
Sara, che con l’impazienza di Giulia attende ad ogni Primavera la fioritura di aspirazioni nuove.

Quattro personaggi, come le Stagioni da contare.
Quattro ricette per soggettivizzare il Tempo, relativizzando tutto ciò che l’oggettività dell’intelletto non è in grado di comprendere o contenere.
Quattro personaggi: piccoli, come i granelli di sabbia d’una clessidra dal flusso variabile.
Come lancette invisibili,
come i protagonisti d’una storia all’epilogo della stessa.

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