L’augurio che indossi.

Una madre di famiglia: quarant’anni, pochi più.
Dieci in meno di quanti non ne dimostri.

Segue figlio e marito con passo incerto, stentato:
sul suo volto sono inequivocabili i lineamenti della rassegnazione,
le profondità della disillusione.
La convinzione deve averla lasciata dietro sé:
qualche migliaio di passi dietro sé.

Indossa una canottierina rosa sciupata dal Tempo:
pare averla da quand’era ragazzina,
come non volesse separarsene mai.
Con disinvoltura veste quella canottierina rosa lasciando trasparire la sua esile figura: è così magra ma avanza a fatica, come dovesse muovere ad ogni passo il peso di decenni di vita inespressa.
C’è una scritta, su quel vestitino rosa:

Your lucky destiny.

Ed è così fragile, il contrasto tra l’aspettativa di quell’augurio e la tristezza del suo sguardo.
Così netto, il dissapore tra l’aspirazione di quell’augurio ed il suo smarrimento nel non saper dove volger la tristezza.
Così dirompente, il conflitto tra la fede di quell’augurio e la demotivazione con cui, insieme ai suoi passi, trascina la sua confusione.

Senza un figlio ed un marito da seguire, era chiaro non avrebbe saputo dove andare.
Senza un figlio ed un marito da seguire, probabilmente non sarebbe nemmeno stata qui.
Senza figlio e marito, probabilmente non sarebbe stata.

Ma era così delicata, dolce e toccante la contrapposizione tra quella scritta sul vestito ed il suo sentire interiore che avrei voluto fermarla:
per un istante,
con un abbraccio.
Sussurrarle di non temere, perché quell’augurio si sarebbe potuto avverare:
se avesse smesso di ignorare la sua confusione,
se più non si fosse limitata a seguire altri fingendo vada bene così.
Se avesse lasciato sedimentare il disordine,
se avesse diminuito l’entropia:
se avesse semplicemente atteso,
per poi ritrovare se stessa.

Con un abbraccio, per un solo istante, l’avrei fermata.
Così che poi potesse ripartire, per un sol istante l’avrei fermata.
Un abbraccio: le avrei regalato una pausa tanto breve quanto inattesa, così che potesse ripartire.

Così che, poi, potesse ripartire.

C’mon,
Life goes on and so will she.
Life goes on, and so will she.

In corsivo, citazione del brano “Last September” – Duff McKagan

Un pensiero su “L’augurio che indossi.

  1. Che meraviglia.
    Ho visualizzato davanti agli occhi tutta la scena, provato rabbia, angoscia, dolore e cinico nulla.

    Bello riscoprire questo tuo scrivere.

    Un incontro che si rinnova, come gli incontri che hanno voglia di essere.

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