Sarebbe fantastico.

Avere un figlio ed accudirlo con tutto l’Amore di questo cuore, senza mai occultarlo alle asperità dell’esistenza.
Avere un figlio ed amarlo quando stravolgerà quell’immagine che avevi dipinto per lui ancor prima di concepirlo: avere un figlio ed abbracciarlo così, al riparo da quel lampo esiziale che ti folgora per un secondo con il desiderio di non esser divenuto padre mai.

Saperti scuotere dallo sconforto di questa tua stasi nauseabonda, urlandoti ad un centimetro dal volto le affinità che con caparbia ostinazione continui a non voler riconoscere.
Dipingere per te il quadro che avrei dovuto dipingere con te, ungendoti con l’olio dei colori per farti consapevole di quanta Bellezza tu stia quotidianamente sprecando.
Vederti sorridere, in fondo.

Respirare la piena libertà di esprimersi con parole non filtrate da deleterie regole sociali: divenire finalmente trasparenti, lasciandosi trafiggere dai raggi solari senza più portar ombre in questo Mondo.
Parlar d’amore, d’odio, di pena e ammirazione superlativizzando i sentimenti ogni qual volta se ne senta il bisogno: per non celare mai più palesi verità di re ignudi, per mai più mentire

Permetter ad una canzone di fermare il Tempo, trascinandoci giù nel profondo del Vivere: lontani dalla superficie i colori si fanno più intensi e timidamente si schiudono, innanzi ai nostri occhi, germogli d’indicibile rarità.
Lasciarsi rapire da questo incanto per impressionare la carta con le suggestioni dettate al bambino che è in noi: un infante così recettivo ed empatico, così vitale, fragile e coriaceo da zittire e sbaragliare in un soffio la quasi totalità dell’esperienza adulta.

Svegliarsi all’alba di una piena indipendenza, di una radiosa mattinata senza vincoli per assaporare il lusso di non far assolutamente niente.
Fissare il quotidiano cammino del Sole che immobile tende a ponente, scrutare e gustare ogni secondo di quell’instancabile viaggio per poi socchiudere gli occhi a meta raggiunta: centellinare con godimento giornate così, nella consapevolezza che si è fatto tutto quando l’apparenza si limita alla statica nullafacenza del nostro corpo immoto.

Sarebbe fantastico,
respirare così.

“Ritrovarti in capo al mondo e, nel tuo modo di vedere le cose, sentirmi a casa mia.”

Citazione in corsivo dal brano “Lavorare stanca” – Il teatro degli orrori (Batelli Marcello Maria / Capovilla Pierpaolo / Laca Kole Mirai Gionata / Ragno Favero Giulio / Valente Francesco)

 

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