Al cuore del cloud.

Nell’analogia degli anni ’80.

Dal tempo in cui nastri magnetici sapevano riprodursi solo strofinandosi su testine per partorire, nel compiere quel gesto così pregno di metafore, le vibrazioni sonore che ci hanno aiutati a crescere:
da quel tempo così lontano,
seppur attraverso vie digitali prive d’un qualsivoglia contatto,
paiono giunger le note d’una canzone che lascio risuonare da ore, in ipnotico loop.

La tecnologia ha oggi creato un dedalo di connessioni d’aria,
trasformando in etereo ed intangibile ciò che prima era fisico e reale:
nel compiere questa inevitabile mutazione non è però riuscita a privare la musica della sua capacità di raggiungerci,
di insediarsi nel nostro profondo per mostrarsi ancora creativa e fertile partoriente di variopinti stati d’animo.

Ne risulta quindi che la traccia di cui sopra sappia ancora essere efficace nel trascinarmi a ritroso nel tempo verso quegli anni che mi videro poco più che infante:
anni in cui l’elettronica dei nostri mangiacassette copriva il suo inevitabile fruscio di fondo con la disco, il grunge o quel genere di pop che nella discografia contemporanea non trova corrispettivo adeguato.

Senza cedere a facili nostalgie lascio adesso che la melodia ancora dipinga in me visioni d’un tempo che fu,
di ingombranti televisori a tubo catodico che proiettavano immagini poco nitide di automobili corvine,
di valvole che (come donne allo specchio) dovevano prendersi il loro tempo prima d’esser pronte,
di tecnologie analogiche che (nella loro scomoda scarsa immediatezza) sapevano però rispettare la dimensione sociale del nostro essere umani.

Oggi (attraverso una connessione wireless che m’attraversa le carni come se io neanche esistessi) il lontano eco di quegli anni a stento viene veicolato da canzoni che nascono con un insignificante click di mouse e che, con lo stesso banale click di mouse, rischiano di morire nel nulla senza lasciarci nulla.
Null’altro che ricordi, quantomeno.
Null’altro che emozioni,
di quelle per le quali non serve backup,
di quelle per cui sapremo sempre trovare un po’ di spazio nel nostro cuore,
senza il superfluo ed obsoleto bisogno d’acquistare più spazio sul cloud.

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