«The blazing light, obscuring everything»
All’alba un fendente di luce taglia in obliquo tutto il campo,
battendo sulla brina che nottetempo vi s’è adagiata:
luce, come lama affilata su una soffice torta quando c’è qualcosa da festeggiare.
L’alba d’un nuovo Autunno giunge nel mutare di Stagioni che,
con fare giocoso,
instancabilmente si rotolano le une sulle altre.
Tutto cambia, e cambia in fretta:
solo chi è costantemente sotto i riflettori non cambia mai,
bruciando ogni sua risorsa alla ricerca di un’eterna giovinezza.
Il Tempo, intanto, pare accelerare il suo scorrere:
più la società amplifica il suo timore di morire, più il Tempo incalza
(a volerci ricordare un qualcosa che, forse, ci ostiniamo a disconoscere).
In quest’alba d’un nuovo giorno cambia anche lo stato della brina:
sotto il mio osservare si fa liquida e, in caduta,
s’abbandona inesorabile alla magia della gravità.
Gocce precipitano,
spinte da un’attrazione tanto intensa quanto invisibile:
non lo sono forse tutte le forze ineludibili, intense ed invisibili?
Non lo è anche l’Amore?
Non lo è anche la Morte?
Mentre nella mente dell’Uomo gli opposti si scontrano,
al cuore della Natura gli opposti coesistono,
coesistono e danzano armoniosi in ampi spazi da cui sanno incontrarsi nuovamente.
Per incontrarsi, morire e rinascere ancora una volta,
fino a che tra queste interazioni non vi sarà più distinzione alcuna.
Fino a che gli opposti saranno tornati, nuovamente, ad essere Uno.
«Slowly I’ll replace, pieces of me I had mislaid»